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(a cura di Giò, Mao e altri)

Care pipe,
desidero consegnarvi alcuni tratti veloci, pennellate insicure ma sincere, a
proposito del pranzo dell'MPC a Conegliano del 13 novembre.

La giornata si apriva con un sole gentile, affidato da san Martino al Veneto indaffarato. Già a metà mattina - si racconta - autovetture abilmente manovrate si muovevano dall'operosa Milano, verso est, oltre il Garda.
Parimenti, dalle città più vicine, vicentini e padovani s'accostavano alle colline trevigiane, ove la cadenza si fa più mite, pronti a scordare baccalà e galline locali per l'esigente radicchio indigeno, una delle poche cose rosse rimaste in zona. Conegliano attendeva accigliata, le prealpi già coronate da nubi gravide, la bassa pressione all'erta.
giopaolopietro

La coppia padovana lasciava il Santo tardi, oltre ogni decenza, per cause di
forza maggiore. Al volante il sottoscritto esibiva orgoglioso la Canadese
del Club caricata al maschio Forte, ché la mattina era stata tale.
Navigatore il prode Paolo, che ancor non ochieggia in Mailing list, ma
segretamente ne gode le iniziative: soddisfatto ostentava l'orbacea Rip
Kirby, ottenuta chissà come (s'astengano commenti).
Oltrepassato abilmente l'orrido svincolo di Mestre, già nelle vicinanze di Treviso, gli affamati ricevevano premurosa telefonata del Segretario, che voleva rassicurare i presenti della nostra prossimità al desco: già Michele, con voce tonitruante, minacciava d'addentare il posteriore destro della non più giovane, ma a suo modo rotonda, cameriera.
mic e piercameriera
Ed in effetti la comitiva fumosa era già bella che pronta a riempire gli stomaci, che le pipe erano già state più volte svuotate. Commossi dall'attesa, prendevamo posto, dopo i saluti di rito, dando il via alle peptiniche danze.

salvo e sergio
fab e margherita
Il tavolo, nuziale come dimensioni, era disposto a ferro di cavallo e ospitava al centro, senatore, saggio e salomonico il Sergio, Gran Segretario, abbigliato in omaggio ai recenti lutti della stirpe palestinese.
A fargli ottimamente da contorno, Salvatore Magno e il fedele Fab, accompagnato da dolcissima madonna, invero un poco silenziosa, forse perché unica tra la viril accozzaglia. Poco lontano altre due decisive presenze: il primo per la solerzia, la puntualità, l'abilità nei conteggi e la ricchissima cornucopia pipifera, nonché l'arguzia in molteplici ambiti dello scibile umano, Mao; il secondo, massima carica del gemellato NeMpc, impeccabile in grigio e accogliente come sempre, il buon Uolter (alcuni convenuti si stupirono invero di non sentirlo parlare avvicinando maiuscole
e minuscole, ma fu detto effetto dei vini).
WaLtEr
Non mi dilungo sull'intiera composizione della tavolata, che vedeva sistemati vari coneglianensi, capitanati dall'ottimo Ospite Nicola, costretto a diatribe infinite, tra il giurisperito e il fisioterapico, col pantagruelico Michele e altri illustri milanesi, chi silente e sorridente, chi loquace, chi atarassicamente dedito al proprio attrezzo da fumo, foss'esso di canturina manifattura o di pesarese provenienza.
mic e todepierangelo e michele2
pietro
andy
niko
Non mancavano a rigore di cronaca le inglesine (ma sempre e solo pipe, ahi lasso).
Menzione d'onore al mitissimo Nicola, vicentino, tanto silenzioso quanto capace di precise osservazioni in materia tabagifera, suffragate dalla proposta indefessa di svariate confezioni della nobile materia, le più curiose e prelibate, quasi fosse un marcopolo di ritorno dali orienti.
Ma tal riferimento mi permette di ricordare commosso il desiderio che animava i convitati: far assaggiare le proprie vivande e quindi, incuriositi, assaggiare a propria volta quelle altrui. Non parlo, come è ovvio, di crespelle e carni rosse, che pur hanno abbondato, ma di numerossime specie di tabacchi, qual in scatola, qual sfuso, che coloravano i tavoli, tra un calice e l'altro. Rondelle, spizzichi, mucchietti, cespuglietti, listarelle balenavano da un capo all'altro e da un fornello all'altrui: di li a poco la calda stanza ai piani superiori che l'oste aveva concesso straripava di denso fumo e odoroso, che nemmeno a Londra in novembre. Decisiva preponderanza dei gusti inglesi, appunto e dei virginia.
Qualche isolato aromatico, ma di gran classe e ad un certo punto, insaziabilmente, due grossi sigari di sudamericana fattura. Timido, il fumicciolo delle Marlboro light della gentile signora sembrava nulla più che ago in pagliaio.

ptitta
E si taccia, per amor di brevità, delle pipe ostentate. Ognuno serbava seco una sorpresa, una chicca, una singolarità, che, una volta fatta brillare, girava di mano in mano, tra i commenti tecnici o arditi, tra le occhiate bonariamente invidiose e la maraviglia. E pari stupore destavano le pipe tratte dalle borse del Mao, prelibatezze che il Club proponeva dopo lunghissima meditazione, ricerca storica e pragmatica dedizione: le zar, nere e marron, le Prince elegantissime e le magnificenti Ceppo di Natale, corredate da istruzioni in italiano corrente. Esuberante infine il portapipe.
giopaolopietro giovanni sergio
mic dormiente
Del menù non dico, per evitarvi l'acquolina e l'acquerugiola. Tutto degno dei reali di Spagna, Inghilterra e Svezia, compreso il conto, ma ne valeva la pena! Frastornati e decisamente soddifatti lasciavamo il desco verso sera, che già inclemente il cielo iniziava a lagrimare, pur suggerendo qualche tinta rosata, laggiu in fondo. Noi, rasserenati da visi amici e da promesse di prossimi incontri, con pancia e saccoccia piene, volgevamo verso casa, ché l'ora già inteneriva i cori.

Relata refero, umilmente
Giovanni Realdi publico philosopho


 
 

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