RESOCONTO EPICO-CINEMATOGRAFICO


 
 

Ne' la pioggia tropicale, ne' l'Occaso grigio, sotto i mille lunghi soli rotanti in
cielo in brevi attimi, navigammo dentro l'alfa fine anni 90 sugli asfalti allagati de l'Urbe.

Raggiungemmo l'infinito Circo Massimo, innanzi al Tevero gonfio di tetre schiume.
Parcheggiammo.

L'Ingegnere e l'Informatico, Alessio e Luca, m'inseguivano fin su in cima al
Campidoglio: li precedevo con passo affannoso, l'ombrellaccio mal'attacato con
l'attak, per raggiungere Luigi, Urbinate d'Abruzzo, che gia' fradicio attendeva
innanzi al Palazzo del Governo.

Sfiorammo il Panorama sui Fori, su le Rovine Maestose assopite nel buio
lampeggiante. Astengo telefono' che si asteneva a motivo della procella.

Traversammo sulle striscie Piazza Venezia, solcata di Bus e fuoriserie di
Coatti sfreccianti tra i liquidi fulgòri de l'Asfalto.

Nel procelloso Vespro, inbocammo via del Corso sontuosa: gli ombrelli dei
passeggiatori s'urtavano per gli angusti marciapiede. Piazza Colonna imboccammo,
dopo minuti sterminati: innanzi a l'Uscio dei Chigi, al Portale del Potere
Assoluto, taceva la Bottega di Fincato in quanto chiusa.

Nel Bar fioco, assiso scriveva l'Urbinate: Luigi, immenso e gioviale, coi calzoni
bagnati in fondo.

Dopo breve caffe', rimovemmo alla volta di Fontana di Tevi: che asciutta comparve
rispetto il temporale Barocco, fradiciatore di abiti e di anime.

Fummo innanzi la Bottega: Franco Nostro, Giorgio Musico' e un Collezionista delle
Americhe trafficavano tra le ombre dorate e brune del Negozio, tra mille e mille
ombre minuscole di mille e mille pipe poggiate e sparse ovunque nella presepiale Bottega.

Busso' Astengo Gagliardo, e fu festa di fumo e bevande, nel quieto tepore del
locale fraterno. Parole  fluviali e amiche versava l'Ospite Vegliardo, mercante e
artigiano ad un tempo. Cultura abissale d'oggetti, battute da militi puttanieri,
esperti gesti di riparazioni, illustrazioni di esotici pipamenti...tutto cio'
riversava il Vegliardo nei nostri cuori, mentre misture e parole e silenzi beati ci scambiavamo.

Finche' telefono' il Mauri, e fu subito Club. Senza di lui, pensammo... e alzammo
le pipe come Calici di Boemia.

La Notte Barocca ci accolse all'uscita che aveva spiovuto. Franco tra noi, neofita
dal cuore esperto, silente assimilava il pipesco, ineguagliabile vissuto. Gli
altri matematici Pischelli, prostrati come da copula infinita, caricavano le pipe
al dire inthopico di Astengo, il quale assaggiava col guardo i terghi divini di
pur intabarrate turiste.

L'Urbinate d'Abruzzo fuggi' ben prima: una Meretrice
Capitolina-presumo-l'attendeva trai portici insidiosi di qualche rinascimentale angiporto.

Vasto fu l'Aperitivo, di prosecco patate e Nocchie, in Piazza Venezia. Rombavano
fuori le linee de l'ATAC, con schizzi ormai abbassati agl'inguini dei muti passeggiatori.

Si rifumo' fino a quando la vecchia Cassiera, Meretrice datata anni 30, non si
spaccio' per intossicata. E' un interiore vaffanculo a Lei rivolto fu l'AMEN d'un
indimenticabile Novembrino TardoMeriggio.

fumate romane

borpa


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