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(a cura di Ezio, Mao e Sempronio)


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Era una notte buia e tempestosa, almeno fino a quando tutti si sono ritrovati seduti da Tiberio, il tipico trani milanese che ospita tradizionalmente le cene di Natale Mpc.

Il menù, decisamente collaudato, composto di tagliere lombardo con affettati misti e nervetti, risotto alla milanese con ossobuco, trippa. Il tutto accompagnato da barbera dell’Oltrepo pavese. Tra i ventisette convitati spiccava (si fa per dire) il segretario uscente Sergio. Nonostante la sua immotivata decisione di appendere la pipa al chiodo, e la sua convinzione che l’addio al tabagismo gli abbia restituito un aspetto più sano, tutti gli astanti hanno convenuto che, in realtà, fosse lo stesso Sergio di sempre: brutto.

Titta, che alla bilancia denunciava qualche chilo in più rispetto all’edizione precedente, gli riconosceva misericordiosamente un incarnito più roseo, ignaro degli effetti cromatici dovuti alle luci al neon del locale.

Il colpo d’occhio sulla festosa tavolata collettiva era notevole, anche se l’armonia era spezzata da un tavolino in disparte che ospitava il comitato elettorale composto da Fab e Walter, spalleggiato da due osservatori stranieri, l’elvetico Jacques e Borpa, in trasferta dalla Città eterna. Il Borpa, reduce dalla presentazione alla stampa della sua ultima opera, invitava ad un primo brindisi declamando ampi stralci di un suo inedito lavoro composito (in realtà copiato pari pari da un racconto di Nikolàj S. Leskòv) accolto da sorrisi inebetiti e ampi cenni di rassegnazione (confusa per assenso) con la testa. Nessuno gli aveva detto che la guest star della serata era il pipemaker Marzio Radice, ammutolito dal fatto che – per uno spiacevole equivoco – fino alla fine della cena aveva creduto di essere ospite (come gli era stato mendacemente illustrato) di una serata benefica a favore di anziani ex Martinitt*. Effettivamente l’età media dei presenti non aveva nulla da invidiare al Senato italiano, anche se questo, come vedremo in seguito, ha provocato indubbi vantaggi. Fortunatamente, però, l’arrivo dell’universitario Victor abbassava sensibilmente la media. Matematicamente di 2,65 mesi.

Com’è tradizione democratica del club nessuno affrontava durante il banchetto gli argomenti societari; non solo perché non è educazione parlare a bocca piena, ma soprattutto perché l’esperienza ha dimostrato che opportunamente stazzati di vino e grappini la verve congressuale si opacizza. Inutili i tentativi di Mao e Pietro, di Renato e persino dei due ingegneri, di divagare con disquisizioni tecniche sul capitolato dei bocchini in ebanite. Veniva meno anche la partecipazione, ai limiti del tempo massimo, di Michele che capitolava dopo due porzioni di risotto e ossobuco, rinunciando alla trippa. Niente da fare, l’ordine del giorno veniva dibattuto.

La voce “nomina del nuovo comitato direttivo” era brillantemente superata, con la conferma all’unanimità degli uscenti Mario, Titta, Mao e Ezio. Particolare trascurabile il fatto che, come confermato dal comitato elettorale, non si sia presentato alcun candidato alternativo. Un attimo di suspence ha attraversato l’assemblea quando s’è posto il problema di sostituire il quinto membro del comitato direttivo, come previsto dallo statuto. Fortunatamente Borpa, proponendo l’ennesimo brindisi, declamava per il segretario uscente un’orazione composta lì per lì, inedita e originale (in realtà copiata pari pari da un racconto di E.T.A. Hoffman). Solo a quel punto Sergio crollava, dicendosi disposto a cedere immediatamente le consegne, il ruolo di webmaster e chissà cos’altro. Il suo sguardo roteava tra i potenziali successori nell'attesa di un cenno di consenso, ma incontrava solo la famelica ostilità di chi sperava di mettere le mani sui suoi pezzi da collezione ormai inutilizzati.

“Va bene, sono stato io”. Tutti gli occhi si sono puntati sull’onesto Garrone, pardon Salvo, che all’unisono veniva eletto segretario nonostante il conflitto d’interessi che lo vede gestore del server che ospita Mpc (regolarmente fatturato all’associazione) e contemporaneamente webmaster del sito ospitato. Rimaneva un ultimo scoglio alla voce “bilancio” ancora da approvare. Se il consuntivo, una volta dichiarato immutato con la presenza in cassa degli iniziali mille euro, veniva approvato seppure con una risicata maggioranza, la cosa era deplorata dall’opposizione perché ancora una volta il comitato aveva ottenuto la fiducia grazie al voto dei senatori a vita.

I guai iniziavano al momento del voto per il preventivo di spesa 2008, quando la stessa maggioranza si spaccava. Michele faceva pesare il suo voto ottenuto grazie alle liste dei pipaioli all’estero pretendendo di conoscere “se non le cifre, almeno il programma!”. A questo punto il comitato calava l’asso, anche se costretto a svelare che la pipa dell’anno Mpc sarebbe stata una “oil cured” di Radice che, tra l’altro, aveva firmato sulla fiducia, anni e anni fa, la prima pipa per i soci del club. Solo a quel punto Marzio Radice capiva l’intrigo in cui era stato coinvolto. Troppo tardi.

Anche l’opposizione di Michele cedeva. Fab si accontentava di mettere a verbale la promessa che “prima o poi ce lo farete vedere ‘sto bilancio”, mentre erano vani i tentativi di far desistere Titta che, immemore della sua posizione nel consiglio direttivo, votava contro pretendendo almeno due opzioni di preventivo di spesa e la conta dei voti. Nonostante il tentativo di portare dalla sua i votanti, distribuendo a piene mani squisiti torroncini calabresi, l’ammutinamento di Titta veniva stroncato dalle kappa. Ezio, spalleggiato da Mao (a dir il vero distratto dalla spunta dei presenti per dividere il conto della serata), metteva sul tavolo due opzioni: approvare il bilancio sapendo che la quota 2008 sarebbe rimasta immutata con regalo pipesco a sorpresa oppure approvare il bilancio sapendo che la quota sarebbe aumentata a 100 euro. La cupidigia faceva levitare le mani, con sincronismo perfetto, a favore dell’opzione uno.

Anche questa volta la giornata è salva grazie alle Superchicche!

La piccola Lucrezia, però, anche se consolata dalla presenza di un candido cagnetto, restava delusa dall’assenza della riffa Mpc che la vedeva all’estrazione dei numeri fortunati. La crisi dagli hedge funds e dei subprime, quest’anno, aveva provocato il crollo dei premi: niente dividendi. Ma era l’unico neo di una serata pipesca vissuta alla grande. Forse essere soci Mpc non c onviene come decantato, ma è uno spasso.

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