La Milano di Dino Buzzati

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“A Milano sono sempre vissuto, la quasi totalità dei miei ricordi di ogni genere appartiene a Milano, è logico quindi che qui mi trovi a mio agio, che Milano sia per me la città più ricca di significati”. Dino Buzzati

Nel 2006, in occasione del centenario della nascita di Buzzati (16 ottobre 1906), la Fondazione Corriere della Sera propose delle visite guidate attraverso la città; percorsi nelle zone in cui Buzzati visse e lavorò, che fecero da sfondo alle sue opere, e che potrete ripercorrere virtualmente in queste pagine web.

Itinerari che non saremmo mai riusciti a ricostruire (o comunque senza questa maestria) se non avessimo goduto dei testi scelti e redatti da Lorenzo Viganò (considerato alla Fondazione il massimo esperto in materie buzzatiane) e dei magnifici disegni di Michele Tranquillini (autore anche del progetto grafico del 2006) che l’autore, uno dei migliori illustratori del Paese, ci ha gentilmente messo a disposizione.

       


Via San Marco, 12 

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La prima abitazione di Buzzati a Milano, dalla nascita nel 1906 al 1919. “E cosa c’è nella camera della Tata anno 1913 primo piano via San Marco 12 illuminata a gas acetilene e quelle ombre degli angoli di novembre, il misterioso cassetto diviso in tanti scomparti con matasse rocchetti aghi spilli ditali che raccontavano tante storie di matrimoni vacanze soirées!”.

“Scusi, da che parte per Piazza del Duomo?”



Al nr. 28 la seconda abitazione di Buzzati, dal 1919 al 1929. “Pista di piazza Castello. Ieri sera una corsa qualunque fra Dinophis (come veniva chiamato Buzzati da Arturo Brambilla, a sua volta detto Artueris) e un Piazzano Castellista che chiameremo per brevità Tis, vinse Dinophis. Senonchè. Dopo il traguardo, Dinophis, volendo voltare, frenò, scivolò, cadde, ruzzolò e si pestò, si fracassò, si contusionò, si ammaccò e… rimase in terra. Oltre a ciò Dinophis fece dell’anca destra una fricassea di coniglio”.

Luglio 1920, “Lettere a Brambilla”

Piazza Castello
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Via Donizetti, 20 

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È la terza abitazione di Buzzati. Vi risiede dal 1929 al 1932.



Via Fatebenefratelli

Ai tempi di Buzzati il Liceo Parini si trovava in via Fatebenefratelli. “Esiste ancora il parapetto di pietra sul Naviglio dinanzi al Parini dove c’è adesso la questura centrale sul quale appoggiasti i libri stanchi così felice e libero al sole l’ultimo giorno della quinta ginnasiale!”.

“Scusi, da che parte per Piazza del Duomo?”



La sede del Corriere della Sera dove Buzzati lavorò per 43 anni. “Ero ancora studente quando feci una rispettosa domanda per entrare al Corriere della Sera. L’accettarono e fui assunto come cronista. Cominciai la carriera giornalistica dal gradino più umile, raccogliendo notizie nei commissariati di polizia (…). Penso che parecchi miei colleghi mi stimassero poco meno che un cretino”.



Via Solferino, 28 

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La casa di Arturo Brambilla, amico fraterno di Buzzati. “Si era stabilita tacitamente una regola: una domenica veniva lui da me e una domenica andavo io da lui. Ma io avrei preferito andare sempre in casa Brambilla. (…) Nel piccolo appartamento si respirava l’arte, ma in forma opposta ai modi bohémiens. Eccezionale, soprattutto in Italia, il senso di ordine, di proprietà, di pulizia. (…) Non già che l’appartamento (…) al quarto piano di via Marsala 2, all’angolo di via Solferino, fosse disadorno, anzi era singolarmente grazioso, di gusto e accogliente. (…) Ricordo una piccola abat-jour di seta verde a cupola e una frangia di perline. Al lume di questa lampada, in una preziosa intimità degna di certi quadri di Vuillard, ci si perdeva, noi due, con passi incerti ed ingenui, per le favolose strade della poesia”.

Introduzione a “Diario” di Arturo Brambilla



Via Marsala, 2 

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Viale Majno, 18 

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È la quarta abitazione di Buzzati. Vi risiede dal 1932 al 1962. “Dall’altra / parte del cortile di viale Majno 18 / dirimpetto al bagno ovvero latrina / la finestrella mansarda con appesi i panni / le biancherie le intimità delle donne / le bandiere appunto della vita meschina / all’alba primissima di cui nessuno sa niente / sorgendo il sole da dietro i comignoli / con un alone incandescente / e i carri di fuoco tale e quali / che sugli altipiani dell’Iran / ricordi? d’estate”.

“Scusi, da che parte per Piazza del Duomo?”



Il 29 settembre 1946 al numero 40 di via San Gregorio, Rina Fort, 31 anni, massacra a colpi di spranga la moglie del suo amante e i suoi tre figlioletti, il più piccolo dei quali sul seggiolone. Buzzati arriva sul posto prima della polizia e scrive un articolo che passerà alla storia. Titolo: “Un’ombra gira tra noi”.

“Una specie di demonio si aggira dunque per la città, invisibile, e sta forse preparandosi a nuovo sangue”,
“La nera” a cura di L. Viganò 2002



Via San Gregorio 

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La Scala 

la scala



“Mentre stava per cominciare una notte minacciosa, forse anche tragica, la Scala, impassibile, mostrava lo splendore degli antichi tempi”.

“Paura alla Scala” 1949 in “Sessanta racconti” 1959



Piazza del Duomo 

duomo

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Uno dei quadri più noti di Buzzati è quello del 1952 in cui ritrae il Duomo come una montagna, ispirata alla cima Canali. “Ho immaginato la piazza del Duomo trasformata in una specie di rovina dolomitica: il Duomo, i portici, il Palazzo Reale sono diventate le rupi e in mezzo una prateria dove stanno tagliando il fieno. (…) Infatti, l’idea di fare il prato con la gente che taglia il fieno mi venne andando in macchina su una strada di montagna. C’era sotto un prato dove stavano tagliando il fieno e intorno c’erano tutte queste cose”.



Via Boito

Il primo dicembre 1958 si inaugura alla Galleria Re Magi la prima mostra personale di pittura di Buzzati, dal titolo “Le storie dipinte”. Le cronache raccontano che la piccola piazzetta su ci si affacciava la galleria, fosse intasata dal traffico al punto da dover chiamare i vigili per cercare di facilitare la circolazione.



Piazza Diaz 

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Giardini di Porta Venezia
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Tra questi viali, esattamente vicino alla fontana, Buzzati conosce la sua futura moglie Almerina. È estate, e lei viene chiamata per posare come modella in un servizio fotografico per la Domenica del Corriere, di cui Buzzati è vice-direttore.

Lo zoo



“Nelle ore alte del buio, quando la riottosa città si è assopita finalmente (…), allora una voce chiama. Tutto lascia pensare che essa venga dai Giardini Pubblici, da cui non dista molto la mia abitazione- Tutto lascia presumere che venga dal Giardino Zoologico detto più comunemente Zoo. Tutto – la provenienza, il volume e il timbro – lascia supporre che non sia una voce umana. Bensì di un ignoto animale colà imprigionato (…) è la povera foca che chiama”.

“Petizione al signor sindaco” in “Cronache terrestri” 1972



Il ristorante preferito da Buzzati era “Alla collina pistoiese, dove sedeva nell’angolo sotto la finestra. “Ci andavamo quasi ogni sera – ha raccontato la moglie Almerina -. Aveva il suo tavolo prenotato. Fu lì che ci incontrammo per caso dopo esserci conosciuti durante un servizio fotografico per la Domenica del Corriere. Non mi riconobbe e ci rimase malissimo. Il giorno dopo mi mandò un mazzo di fiori e cominciammo a frequentarci”.



Via Amedei 

amadei

Monumentale
monumentale


Buzzati aveva una passione per il cimitero Monumentale. Amava passeggiare tra i suoi monumenti e fu lì che portò la futura moglie Almerina al primo appuntamento, facendole da guida tra sculture, cripte e cappelle. “Oggi venerdì, perché il week-end dei ricchi al venerdì è già incominciato, se non altro a titolo di curiosità, verso le due e mezzo tre, e non ho nessuna intenzione di scherzare, quando il sole batte più fisso, entrate nel cimitero Monumentale. Qui stanno, dormendo, si può dire gomito a gomito, i grandi della Milano industriale, i potenti i temuti i leggendari gli infaticabili che tutte le mattine dell’anno alle sette precise davano l’esempio, e adesso dormono finalmente”.

“Week-end” in “Il Colombre” 1966



“Dalla grande finestra dell’ottavo piano si vedeva la casa di fronte, una casa moderna uguale alle case intorno, uguale alla casa dove Dorigo si trovava. Abbastanza allegra, tuttavia, in via Moscova, vasto complesso condominiale intersecato da viali-giardino, dove potevano parcare le auto”.

“Un amore” 1963



“Esiste l’ho rivisto stamattina il lampione di via Moscova dove nell’oscurità sbattei, e rimasi, c’era ancora il segno”.

“Scusi, da che parte per Piazza del Duomo?”



Via Moscova

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Piazza Missori 

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“La signora Ermelina stava al sesto piano di una grande casa nelle vicinanze di piazza Missori. L’ascensore era di quelli che la porta si apre automaticamente da sola, ma alle volte si chiude inaspettatamente”.

“Un amore” 1963



Via Brera

La sera di giovedì 18 aprile 1963 alla Galleria del Mulino si tiene il “processo a Dino Buzzati”. A scatenarlo è l’uscita del romanzo “Un amore”, che per il tema trattato, l’amore tormentato di un cinquantenne per una ragazza squillo, gli attira le critiche dei suoi lettori. Lo si accusa di aver tradito la sua poetica, di aver sostituito la fantasia con il realismo.



“(…) fra il numero 72 e 74 c’era un passaggio sormontato da un arco, una specie di porta che immetteva in uno stretto e breve vicolo (…) ma dopo otto nove metri il vicolo si allargava in una specie di piazzetta (…) un angolo dimenticato (…). Lo chiamano, chissà perché, la Storta”.

“Un amore” 1963



Corso Garibaldi 

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Via Gaetano Negri 

gaetano negri



“Mi ricordo che in questo stato d’animo piuttosto pauroso ero nella sala d’aspetto del dentista, in via Gaetano Negri, e c’era questo cortile grigio, d’inverno, con le finestre tutte uguali, molte smerigliate, un classico cortile disadorno e tristissimo di Milano, e guardando questi piani mi venne in mente la storia di una clinica in cui dal’ultimo piano in giù i malati sono distribuiti secondo la loro gravità; quindi uno che arriva all’ultimo piano, con un piccolo disturbo e, o che lui veramente sia grave o che si tratti di una specie di oscura e quasi involontaria congiura dei medici, riescono a portarlo giù di piano in piano sempre con vari pretesti”.

 

Via Saterna

Non cercatela, non c’è: è la strada inventata da Buzzati per “Poema a fumetti”. Collegava via Solferino con largo La Foppa ed è la via dove c’è la porta che conduce all’Aldilà. “Una strada dove di notte nessuno ama passare. Si dice che si incontrano certi tipi! Strano, direi, in un posto così centrale!”.

“Poema a fumetti” 1969



Buzzati ritrae la Torre Velasca nel suo “Poema a fumetti” 1969. Intorno ai suoi ultimi piani svolazzavano le streghine dell’Aldilà.

 

Cassina de’ Pomm

Quando non riusciva a scrivere o cercava l’idea per un articolo, Buzzati si faceva portare in auto nella zona di via Melchiorre Gioia, lungo il Naviglio Martesana, fino alla Cassina de’ Pomm, che amava in modo particolare. Arrivato lì, si allontanava, da solo, passeggiando fino a quando chiedeva alla moglie Almerina di tornare. Una volta a casa scriveva il pezzo e lo dettava al telefono tutto d’un fiato.



Torre Velasca 

torre velasca



Piazza della Repubblica 

piazza repubblica



Cassina de’ Pomm

Quando non riusciva a scrivere o cercava l’idea per un articolo, Buzzati si faceva portare in auto nella zona di via Melchiorre Gioia, lungo il Naviglio Martesana, fino alla Cassina de’ Pomm, che amava in modo particolare. Arrivato lì, si allontanava, da solo, passeggiando fino a quando chiedeva alla moglie Almerina di tornare. Una volta a casa scriveva il pezzo e lo dettava al telefono tutto d’un fiato.



“Sì, i paesaggi cittadini possono affascinarmi. L’altra sera ero in piazza della Repubblica, l’aria era già al crepuscolo e contro il cielo spiccavano i due grattacieli, illuminati dall’interno. Dio, mi sono detto, se esistesse una città fatta tutta di questi scorci sarebbe uno splendore!”

“In Milano il grattacielo Pirelli, a parte la sua incontestabile bellezza, o forse proprio per questo, è un grande personaggio. Gli occhi, per me che poi abito a due passi da piazza della Repubblica, ci sono abituati. Ma ogni tanto, passando per le strade là intorno, e voltando per caso gli occhi in su, cosa che purtroppo in città si fa di raro, ecco quel coso, pinnacolo, guglia, torvissima, protendersi al di sopra dei cementi, dei vetri, delle vogliose architetture residenziali, con grande, solenne puro respiro”.
“Piccole storie dal grattacielo”


Il Pirellone 

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Via Fara 

via fara



“Lo scorcio più milanese di Milano? Sono in dubbio fra il vicolo delle Lavandaie e quel punto della via Generale Fara dove a destra si apre un varco attraverso il quale si intravede uno scenario, veramente bellissimo, di grattacieli e grattacielini”.



“Un silenzio sepolcrale e una assolutà immobilità regnavano nella stazione nuova di zecca. Solo dalla nera profondità della galleria dei treni giungeva aa intermittenza un misterioso ronzio”.

“I segreti della MM” in “Cronache terrestri” 1972

 

Golf Club

Buzzati era socio del Golf Club di Monza. “Un altro piacere, per me, è il golf. Mi piace perché è un artificio che permette all’uomo di città di vivere dentro la natura. Non come un turista che passeggia o guarda un panorama, ma come una persona che partecipa profondamente ai fenomeni della terra, come la rugiada, il vento, gli odori dell’erba…”.



Piazza Amendola

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Viale Vittorio Veneto, 24

vittorio veneto



È la quinta abitazione di Buzzati, la sua ultima casa. Lì, ispirandosi alla funzione degli affreschi appende i quadri anche sul soffitto. “Non è detto che i quadri debbano essere grandi, occorre che ogni tanto siano, anzi, spostati per essere collocati in un altro posto, alternati, cambiati. La classe di una casa non è determinata dai mobili e dai tappeti ma dai quadri”.


       
 

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