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giardinoGiardino non è solo uno dei migliori autori di storie a fumetti italiani, ma è anche un maestro nel suo personalissimo uso della cosidetta “linea chiara”, lo stile adottato dai grandi disegnatori di scuola belga. Ogni suo libro è un pezzoal tavolo unico, sia per la ricchezza e precisione dei dettagli, sia per l’accurata e corretta documentazione storica, frutto di un’estenuante ricerca. Non a caso i suoi lavori, pubblicati in almeno18 paesi, sono puntualmente tradotti in 14 lingue.
Per approfondire la conoscenza sull’opera di Giardino basta consultare il suo sito ufficiale www.vittoriogiardino.com (curato, con amore, da un suo ammiratore), ma per conoscere la “persona” Vittorio Giardino non possono certo bastare le poche note di queste pagine. In un mondo sempre più aggressivo, litigioso, opportunista e conformista (e il mondo dei fumetti non fa eccezione), Vittorio appare come l’inattesa “mosca bianca”. Siamo ormai così poco abituati ad avere che fare con persone educate, intelligenti e cortesi, modeste e tolleranti, che – incontrando Giardino – non si può non ricorrere alla definizione, ammirata ma desueta, “d’altri tempi”.

Nato il 24 dicembre 1946 a Bologna, Giardino si laurea in ingegneria elettronica nel 1969 e si impiega, con tutti i risvolti di una brillante carriera, in un’azienda elettromeccanica. A posizione professionale raggiunta, nel 1978, per ragioni oscure (ma fino a un certo punto) Giardino si rende conto che un buon stipendio e la posizione di manager, in fondo, non fanno parte dei suoi sogni, quelli veri, quelli che lo fanno felice.
Uno di questi è disegnare fumetti, anche se non si nasconde che iniziare una nuova carriera da zero, a più di trent’anni, in un settore completamentevg al tavolosconosciuto come questo è una pazzia.  Una pazzia che esordisce su “Città Futura”, quindi al volume antologico “Indagine nell’Altroquando”, de L’Isola trovata, per poi portarlo a creare, nel 1979, il disincantato “occhio privato” Sam Pezzo per le pagine del “Mago”. Il suo personaggio preferito, però, Max Fridman inizia le sue avventure in odore di spy story su “Orient Express”, dove esce a puntate Rapsodia ungherese che, pubblicata in volume nel 1982, ottiene subito il premio Yellow Kid al festival di Lucca e il premio St. Michel al festival di Bruxelles. Mai i premi internazionali saranno una costante nell’opera di Giardino.
Nel 1984, su “Comic Art”, prende corpo (è il caso di dirlo…) Little Ego, l’eroina che costituisce il suo unico divertissement erotico, con le storie brevi di Vacanze fatali. Le storie di Giardino, a puntate, vengono pubblicate anche sul mensile Corto Maltese e su riviste di diversi paesi, dalla Francia (Circus, Vecu, A Suivre) alla Spagna (Cimoc e Cairo), dal Portogallo (Seleçoes Bd) alla Germania (Moxxito), dalla Svezia (Epix) alla Norvegia (Bond), alla Grecia (Babél), fino in Argentina (Puertitas) e oltre.
Attivo anche come illustratore (Repubblica, L’Espresso, ecc.), Giardino realizza memorabili manifesti in occasione di eventi, fieri, rassegne (incluso quello per la campagna del “Fumatore gentile”) ed è ormai ospite fisso nelle manifestazioni internazionali del mondo del fumetto.
L’ultimo personaggio, solo in senso cronologico, nato dalla matita di Giardino è il giovanissimo Jonas Fink, nato a puntate nei primi anni ’90 sul mensile Il Grifo che, una volta diventato volume, viene premiato ad Angouléme (Francia) nel 1995 come miglior album straniero e ottiene l’Harvey Award a San Diego in California.

MpcBuletin/Ezio Rocchi Balbi/Marzo 2005
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